La rapidità con la quale la
luce illumina gli ambienti nei quali si attiva una sorgente luminosa ha fatto
pensare per molto tempo che essa si propagasse istantaneamente. Nel 1600 però si
cominciò ad ipotizzare che la luce fosse dotata di velocità finita.
Galileo
fu tra i primi ad avanzare tale ipotesi e a tentare un esperimento per
verificarla. La strumentazione utilizzata per realizzare l'esperimento si
dimostrò inadeguata allo scopo e Galileo giunse alla conclusione che, se la
velocità della luce non era infinita, doveva per lo meno essere
straordinariamente elevata.
Nella seconda metà del XVII
secolo però, Roemer, sfruttando le osservazioni
relative ai satelliti di Giove, fu in grado di stabilire che la luce si
propagava con velocità finita e ne fornì una prima stima. Nel 1849 il fisico
francese Fizeau escogitò un esperimento capace di
misurare la velocità della luce con osservazioni condotte sulla Terra e, non
molti anni dopo, un altro fisico francese, Foucault,
fu in grado di progettare un esperimento che consentiva di misurare la velocità
della luce addirittura entro le mura di un laboratorio. Tali esperimenti
stabilirono che la luce si propaga nel vuoto alla velocità di circa 300000 Km/s.
Nel 1864,
Maxwell scoprì le onde elettromagnetiche e
ipotizzò che la luce fosse un'onda di tal natura. Ventitrè anni dopo,
Michelson e Morley , basandosi sulla teoria di
Maxwell e sul "Principio dei moti relativi" di Newton, fecero
un esperimento per verificare un'eventuale dipendenza della velocità della
luce dal moto della Terra, approdando a un risultato negativo. Agli
inizi del XVII secolo furono proposti due modelli differenti per spiegare
la natura della luce; uno corpuscolare, sostenuto da Newton, e un altro
ondulatorio, sostenuto da Huygens.(Quest'ultimo in analogia con quanto
succedeva con le onde sonore introdusse un mezzo mediante il quale le onde
si potevano propagare: l'etere. Occorrerà
aspettare il 1905 e il lavoro di Einstein "Sull'elettrodinamica dei
corpi in movimento" per il definitivo abbandono di tale concetto.)
Stabilire le diverse velocità della luce in mezzi differenti era
importante per stabilire quale dei due modelli sulla natura della luce
potesse essere quello corretto, attraverso il fenomeno della rifrazione.
Era infatti noto che un
raggio di luce, passando da un mezzo come l'aria a un mezzo più denso,
come il vetro, modifica il proprio percorso, avvicinandosi all'ideale
retta perpendicolare alla superficie di separazione dei due mezzi che
passa per il punto di incidenza. Secondo il modello corpuscolare tale
fenomeno veniva spiegato ipotizzando che, quando un corpuscolo luminoso
giunge al confine tra aria e vetro, viene attratto dal vetro (che è più
denso dell'aria) e incrementa la componente verticale della propria
velocità avvicinandosi alla perpendicolare al piano di separazione
passante per il punto d'incidenza. Quindi, se così fosse, la velocità
della luce dovrebbe essere maggiore in un mezzo più denso. In base al
modello ondulatorio, invece, il mutamento della direzione dei fronti
d'onda verso la perpendicolare al piano d'incidenza è associato a una
diminuzione della loro velocità. Questo comporterebbe un'ipotesi opposta a
quella sostenuta da Newton, cioè che la velocità della luce sia maggiore
in un mezzo meno denso.
Le prime misure della
velocità della luce in mezzi diversi dall'aria furono eseguiti da Foucault,
e confermarono la natura ondulatoria della luce.
Oggi è possibile
misurare la velocità della luce anche in un laboratorio scolastico. La
sorgente luminosa è costituita da un laser, che emette impulsi luminosi.
La luce viene inviata a uno specchio e quindi raccolta da un fotodiodo,
che la trasforma in un impulso elettrico.